La rivoluzione compositiva mozartiana


Davvero notevole la padronanza che Nicolai Pfeffer vanta nei confronti del suo strumento; la sua lettura del Concerto K. 622 si concentra su un sottile equilibrio in cui eloquio, virtuosismo e resa espressiva non vengono mai meno, anche grazie a precise scelte agogiche che il direttore Markus Stenz e i componenti dell’Orchestra della Toscana riescono a dipanare, dando modo all’artista tedesco di tratteggiare al meglio la “classicità” insita in quest’opera, a cominciare dal tempo centrale, fissato da un timbro accorato, ma mai incline a un sentimentalismo fine a se stesso. Lo stesso si può affermare per le due brevi pagine, il Rondò K. 373 e l’aria Sperai vicino il lido K. 368, in cui il clarinetto risulta essere convincente nel sostituirsi al violino del primo e alla voce umana della seconda (originariamente destinata a un soprano), in quanto Nicolai Pfeffer, sempre sostenuto ottimamente da direttore e compagine orchestrale, tratteggia adeguatamente il costrutto tematico, restituendo una brillantezza e una luce proprie a queste due versioni.


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