Questo sito utilizza solo cookie tecnici necessari. Non impieghiamo servizi di analisi, marketing o personalizzazione. Maggiori informazioni nell’informativa privacy.
Nicolai Pfeffer, clarinettoNicolai Pfeffer, clarinetto
Bandiera rotonda dell'Italia con strisce verticali verdi, bianche e rosse.

Critica

Dino Villatico, Gli Stati Generali
-
2025
Il paradiso perduto
Dino Villatico, Gli Stati Generali
-
2025
Il paradiso perduto

Al Quartetto Noûs si associa il clarinettista Nicolai Pfeffer. L’intesa è perfetta. Il motivo esposto dai violini diventa subito sul clarinetto non solo il tema, ma la cellula motivica che genera tutto il quintetto. E Pfeffer intona questa melodia con un calore, una tenerezza che più brahmsiane non si può: la nostalgia del paradiso perduto.

Come restituiscono tutto questo Pfeffer e i musicisti del Quartetto Noûs? Con un fraseggiare totalmente diverso da quello schubertiano. La frase ha un respiro che parte dal silenzio e vi riprecipita. Si direbbe un crescendo seguito da un diminuendo, un percorso dal piano al forte e di nuovo al piano. Ma non è così meccanico: è appunto un respiro, la frase non è soggetta a una scansione regolare, ma non è nemmeno un rubato. È, ripeto, un respiro. E si è inghiottiti da un mondo sonoro dentro il quale si vorrebbe restare per sempre. Il paradiso perduto è però presto toccato. Nel bis: il Larghetto del Quintetto K. 581 di Mozart. È vero: si capisce la nostalgia di Brahms. È perduto, quel paradiso è perduto per sempre.

• altre • altre
• altre • altre